Giorno 3 sulla Via Lauretana: Ananda-Colfiorito

Ci svegliamo la mattina abbastanza riposati. Non ha fatto eccessivamente freddo e, nonostante il pavimento duro, non abbiamo nemmeno troppi acciacchi. Partiamo presto, che è ancora buio. Incamminandoci, intravediamo tra le foglie degli alberi le prime luci dell’alba che colorano di pastello il cielo e le dolci colline.

In questa atmosfera magica che ricorda il tramonto della sera prima, camminiamo per i dolci saliscendi, incontrando poche case e tanti animali. Verso le 10, giusto in tempo dopo la nostra sosta per la colazione, inizia a piovere. Ismaele indossa un poncho rosso che ricopre tutto lo zaino fino alle ginocchia, con un cappuccio a punta. Lo fa sembrare un mix del gobbo di Notre Dame e Igor l’assistente del dottor Frankestein.

Ismaele perdonami ti voglio bene ma faceva troppo ridere

Attraversiamo dei binari e iniziamo a salire di quota. Incontriamo lungo la strada diversi aghi d’istrice, che portiamo con noi.

Arriviamo a Nocera Umbra e il sole riscalda l’aria. Dopo una sosta e aver preso l’occorrente per pranzo e cena (un mix di legumi che mangeremo freddo con del pane) decidiamo di trovare un posto dove fare autostop. La tappa, per essere il primo giorno di cammino, è già stata parecchio lunga e ci attendono ancora svariate ore.

Attendiamo per un bel po’: è ora di pranzo e non è il momento migliore per sperare di trovare un passaggio. Con un po’ di pazienza e fiducia però, finalmente si ferma un’auto: alla guida c’è Linda, una ragazza che ha appena finito di lavorare in un ristorante e sta tornando a casa, che incredibilmente si trova lungo la via Lauretana.

Ci racconta che oggi c’è un matrimonio marocchino al ristorante dove lavora: la famiglia ha prenotato tutta la sala, e lei assisterà anche ai vari cambi d’abito della sposa (che saranno 5 anziché 7, poiché ha deciso di rimanere umile, ci dice Linda). Infatti, arrivati a Nocera Umbra ci eravamo chiesti perché ci fosse questo grande via vai di auto con così tante persone agghindate con abiti tradizionali: sono amici e parenti degli sposi provenienti da tutta l’Italia e dal Marocco per assistere al matrimonio che durerà tutto il fine settimana.

Rifare autostop è un’emozione incredibile. Quel brivido accompagnato da euforia quando l’auto rallenta e ti rendi conto che sì, sta accostando proprio per te, hai fatto segno. Per poi avvicinarti, e sperare di andare nella stessa direzione. La parte divertente poi è il viaggio. Si ha l’opportunità di poter conoscere la storia e gli avvenimenti di un luogo preciso in cui sei di passaggio, di cui altrimenti rimarresti ignaro. Questo lo considero un vero privilegio. Ismaele è felicissimo ed entusiasta: è il suo primo passaggio in autostop e non poteva andare meglio!

Linda ci porta un po’ più avanti di casa sua, su un punto dove possiamo scendere per connetterci ad una strada bianca tra i campi in fiore e goderci il paesaggio e la quiete.

La vista da quassù ricorda i paesaggi della Terra di Mezzo di Tolkien e ne siamo rapiti. C’è una stradina che scende per immettersi alla strada bianca, ma ci farebbe allungare un pezzo. Optiamo per scendere lungo il fossato del campo, la discesa è un po’ ripida ed è divertente precipitarsi giù. Arrivati in basso, ci sentiamo immersi e cullati dal verde e dai fiori selvatici che abitano questa valle.

Ci fermiamo a pranzare all’ombra di alberi altissimi. La loro chioma si sposta in balia del vento. Gli uccelli, moltissimi corvi, danzano sopra di noi, fermandosi un po’ qui e un po’ là, per poi riprendere il loro viaggio.

Arriviamo a Colfiorito: il piano è trovare un parco o un luogo isolato per piazzare la tenda. Andiamo dal parroco per avere il timbro sulle credenziali: ci ha già preparato una stanza per dormire, ma noi rifiutiamo, speranzosi di trovare un posto. Poco dopo, ci ritroviamo fuori dal minimarket del paese, al riparo da una pioggia torrenziale. Dovrebbe smettere di piovere nel giro di poco, ma l’acqua è così tanta che qualsiasi terreno sarà fradicio. Decidiamo di richiamare il parroco, questo viaggio sta diventando un po’ troppo hardcore. Abbiamo una stanza tutta per noi con il bagno: ci volevano una doccia calda e un bel letto morbido, con questo tempo e una giornata lunga.

Dopo un massaggio a spalle e schiena per Ismaele, la cena a base di legumi freddi e l’ormai rituale di creme e lozioni per i piedi e i polpacci, siamo pronti a crollare a letto.